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GIORNI DI AVVENTURA
Molta
perplessità si intuiva dai volti delle ragazze nelle due giornate
di navigazione; non si rendevano ancora conto di quello che effettivamente
le aspettava.
L'entusiasmo dei primi giorni e le accoglienze "speciali" riservate
loro hanno creato euforia nel gruppo; si sono sentite veramente
privilegiate.
Da Tangeri a Tetouan subito l'incontro con la carovana di Overland
che stava rientrando verso l'Italia e poi a Fès, una giornata
quasi da turisti. Ma quando, scendendo verso sud, dopo la città
universitaria di Ifrane, è iniziato il tratto sterrato, è emersa
subito la difficoltà nella guida, sia dei fuoristrada che degli
scooter.
La tappa è stata molto lunga e si è dovuto guidare anche con il
buio lungo piste tortuose.
La carovana ha attraversato piccoli villaggi senza luce elettrica
dove, al passare della spedizione, i bambini invadevano la pista
per festeggiare l'arrivo della spedizione. Suggestivo è stato
il rifornimento degli scooter da un'antica pompa a mano, al buio,
lungo la pista e finalmente si è raggiunta Imilchil.
Qui per Donnavventura era stata organizzata una serata folcloristica
sul tema del rituale che si tramanda da centinaia di anni relativo
alle donne che a settembre raggiungono il villaggio per cercare
marito.
La
tappa è stata molto pesante e, dopo i festeggiamenti, le Donneavventura
hanno bivaccato tutte insieme in una grande tenda marocchina.
Da qui è partita un'altra tappa ancora piu' impegnativa che, attraverso
una pista minore, tracciata fra le montagne rocciose dell'alto
Atlante, si è arrampicata fino ad oltre 2.000 metri. Per gli scooter
è stata un'impresa veramente incredibile; nei piccoli villaggi
che si attraversavano gli indigeni guardavano con stupore la carovana
facendo notare che il fondo era difficoltoso per le moto e la
pista era troppo stretta per il camion ma la spedizione aveva
ormai scelto quella via.
La
discesa lungo una pista in costa, con grandi strapiombi, ha spaventato
le Donneavventura ma non vi erano ormai alternative di rotta.
A complicare il programma è stata una carovana di vecchi autocarri
che risalivano quella pista in senso contrario, ma soprattutto
non in grado di fare manovra o retromarcia.
Per
tentare di agevolare il passaggio, l'Unimog ed una Land Rover,
forzando uno spazio fuoripista, hanno rotto due pneumatici. E'
stato subito panico ma, bisognava affrontare la situazione. Da
un lato i marocchini dei camion si sono dimostrati disponibili
ad agevolare l'operazione, ma fortunatamente è arrivato anche
un gruppo di motociclisti spagnoli (incredibile per una pista
quasi abbandonata!!!!!!).
Un
momento drammatico è stato quando un motociclista, pensando di
aiutare le ragazze a scaricare la pesante gomma dell'Unimog, se
l'è fatta scivolare facendola precipitare in fondo alla valle.
Per fortuna la spedizione aveva anche una ruota di emergenza piu'
piccola che ha permesso di continuare il viaggio. Nel frattempo
un gruppo di marocchini ha recuperato la ruota, anche se ormai
distrutta.
Scendendo
ancora verso le gole di Dadès, in un piccolo villaggio, le Donneavventura
hanno soccorso un anziano ferito ad un piede e pochi chilometri
avanti la carovana si è fermata nuovamente per un'ulteriore foratura.
Una giornata infinita che ha portato il team allo stremo delle
forze e quindi ad una sosta anticipata, ma il giorno dopo, per
recuperare, la partenza è stata prima dell'alba.
A
Erfoud alcune ore sono state sufficienti per riparare tutte le
ruote e riordinare i veicoli e le "idee". Da qui una nuova tappa
impegnativa soprattutto per i tre scooter che, affidati alle piu'
esperte Irene e Barbara ed alla "nuova leva" Daniela, che ha dimostrato
grinta infinita, hanno raggiunto l'erg Chebbi in prossimità delle
grandi dune di Merzouga; le prime dune di sabbia ed un impatto
con un paesaggio talmente spettacolare che ha lasciato senza fiato
tutte quante.
Qui una realtà incredibile: un recentissimo Riad di due italiani,
Giuseppe e Maria, che hanno realizzato così il loro sogno africano.
Un hotel di charme molto ricercato con tanto di piscina e tutti
i confort necessari, insomma un vero e proprio miraggio. In questo
ambiente incantato è stato organizzato per Donnavventura un vero
e proprio corso di cucina marocchina dedicato ai piatti più tradizionali.
Altro
incontro incredibile ed inaspettato è stato quello con Enrico
Brignano che in questa zona stà girando un film per Canale 5,
previsto per il mese di Dicembre: "Il bambino di Betlemme". Grande
stupore da parte dell'attore che nel deserto, pensava di incontrare
una carovana di cammelli, ed invece si è imbattuto in nove, splendide
ragazze italiane.
Finita la "pacchia" nel riad ci si è inoltrati nel deserto per
allestire il campo ed ecco affiorare le prime vere difficoltà
con la guida nelle dune. Non è mancata neanche la prova del Challenge
Aprilia con i bob per scendere le grandi dune di sabbia. La vita
del campo ha affascinato tutto il team nonostante la fatica per
l'allestimento e per la vita nella sabbia sotto il sole cocente
che di giorno supera i 40°.
Le
tende a semicerchio, circondate dalle fiaccole la sera ed il fuoco,
dove riunirsi dopo cena hanno affascinato le neo reporter che,
alla luce delle lampade a gas, hanno iniziato a scrivere i loro
reportage .
Una tempesta di sabbia ha creato un po' di panico, ma fortunatamente
si è risolta in breve tempo, nonostante le ragazze fossero preparate
ad affrontarla con tutto quanto il necessario.
E' stato tracciato un percorso fra le dune per permettere alle
ragazze di perfezionare la guida sulla sabbia. La notte, nel deserto,
è talmente suggestiva che le Donneavventura hanno preferito dormire
sulla sabbia per osservare un cielo colmo di stelle e a contare
quelle cadenti.
La
mattina una prima colazione al campo ricca di ogni ben di dio
ha tirato su il morale di tutti quanti, pronti così ad affrontare
una nuova giornata di fatica. Inizia a scarseggiare l'acqua e
l'impossibilità di una doccia dopo tre notti crea altri problemi,
ma ci si adatta e ci si organizza.
I
veicoli, sottoposti a sforzi incredibili lungo queste piste sono
soggetti a manutenzione frequente, e le ragazze sono ormai anche
neo meccaniche, spesso con cacciaviti e chiavi inglesi in mano.
Si abbassano le pressioni dei pneumatici per facilitare il galleggiamento
sulla sabbia ma ciò nonostante frequenti sono gli insabbiamenti
e spesso si ricorre all'uso delle piastre.
Fra le dune viene tracciato un itinerario scuola per perfezionare
la guida delle Donneavventura che giorno dopo giorno diventano
sempre più esperte.
Ci
si inoltra lungo una pista tanto impegnativa quanto emozionante,
fra le dune, per raggiungere un villaggio di cui siamo a conoscenza
attraverso un libro ma che risulta sconosciuto alla popolazione
: si tratta di Kamlya dove vive una tribù di indigeni neri, provenienti
dal Ciad, che dedicano la loro vita alla musica, si chiamano gnaua.
Raggiungiamo il villaggio e siamo accolti con entusiasmo ed allegria.
Sono molto più accoglienti dei berberi, sono più sorridenti e
apparentemente felici.
Sono
molto neri e vestono con tonache e chech bianchi.
Ci
invitano a visitare le loro case, ci presentano le loro mogli
ed i loro bambini, organizzano per noi un'esibizione di danza
e musica ma soprattutto non chiedono denaro, a differenza della
fastidiosa insistenza dei berberi.
Saremo noi, ovviamente, a dare dei doni a loro e alle loro famiglie.
Nel
pomeriggio si rientra al campo, ma verso Merzouga sopraggiunge
una violenta tempesta di sabbia. Ci preoccupiamo per il nostro
campo e ci avviamo verso nord-est. E' veramente difficile ritrovare
la pista, anche perché abbiamo lasciato il nostro gps sul camion
e la visibilità è tendente a zero.
Questa volta le ragazze si dimostrano all'altezza della situazione:
"al buio" seguono la pista e non si lasciano intimorire dalla
sabbia che penetra attraverso le guarnizioni dei fuoristrada.
Quasi come un miraggio quando appare in lontananza il nostro Unimog
e ciò che rimane del campo: mentre prima le ragazze, per sdrammatizzare,
intonavano ritornelli di famose canzoni, ad un tratto il silenzio
totale, solo il soffiare del vento.
Le
tende spazzate al suolo e le nostre casse sepolte dalla sabbia,
uno scenario drammatico, ma le neo reporter riprendono subito
il coraggio e soprattutto il badile, e si inizia a scavare e a
rimontare l'accampamento.
Non c'è molto tempo perché fa buio presto, si improvvisa la cucina
da campo sotto il tendone del camion e qui si consuma una cena
più modesta del solito, accompagnata dalla tradizionale tisana
di Donnavventura.
Purtroppo
in questa difficile serata due delle ragazze vengono colpite da
una febbre molto alta che le costringe a letto o perlomeno in
un giaciglio di fortuna, nell'attesa che venga rimontata la loro
tenda. Probabilmente è solo la stanchezza e lo stress, tanto che
l'indomani saranno nuovamente alla guida del loro scooter.
Il viaggio continua e finalmente si torna per qualche centinaio
di chilometri sull'asfalto. La striscia di catrame tracciata nel
deserto facilita il proceder della spedizione. Siamo solo nella
prima parte del viaggio e le ragazze sono già provate dal ritmo
frenetico della spedizione.
Orari pesanti,fatiche quotidiane ad ogni ora, la sabbia nei capelli,
negli occhi, ovunque, talvolta il razionamento dell'acqua, lunghi
turni di guida si fanno sentire, ma tutte hanno voglia di continuare.
Il
paesaggio cambierà totalmente quando si raggiungerà la costa e
l'Oceano Atlantico verso sud dove cambieranno i colori e le abitudini,
le popolazioni e le tradizioni. Da Erfoud, dopo una sosta in un'officina
meccanica per riparare pneumatici ed altro, si riparte verso Ouarzazate
lungo una strada asfaltata poco frequentata. I colori al tramonto
sono indescrivibili, dalle varietà dei marroni al blu intenso,
ed è proprio contro sole che una vettura di locali viene abbagliata
e finisce fuoristrada, e noi prontamente siamo li a soccorrerli.
Nulla di grave, per fortuna. Ad Ouarzazate siamo ospiti di un
bellissimo hotel, il Berbere Palace, e qui incontriamo nuovamente
Enrico Brignano e lo staff della sua produzione cinematografica.
Un'insolita serata fra italiani, e poi si riparte ancora attraversando
le montagne dal colore rosso bruciato, per poi scendere verso
il mare ad Agadir. Una rapida visita alla Medina, e finalmente
qualche ora di relax, ma domani mattina la sveglia sarà prima
dell'alba.
Mentre
questi appunti volano verso Milano noi saremo già in viaggio verso
il grande sud, verso le dune che si affacciano sull'Oceano Atlantico,
verso il Sahara Occidentale….
SECONDA
PARTE
L'indomani, nonostante la sveglia sia suonata molto presto, ci
siamo trovati davanti a un grande problema: non si trovano più
le chiavi di un Land! Si svuotano tutti i bagagli, si fa passare
capo per capo ma delle chiavi nemmeno l'ombra. Grande silenzio
e sgomento fra i volti cupi ancora insonnoliti ed increduli per
una simile beffa. Sono le sei del mattino ed inizia la ricerca
di un'officina meccanica, ma tutti dormono, solo verso le otto
troviamo un "epanage", un rudimentale carro attrezzi e rimorchiamo
la vettura bloccata fino ad un garage Land Rover che romperà il
blocca sterzo e ci permetterà di ripartire (solo dopo mezzogiorno).
Bisognerà
recuperare le sei ore perse e quindi per pranzo sarà sufficiente
un panino a bordo strada.
La nostra meta doveva essere sull'oceano ma arriveremmo troppo
tardi per montare il campo. Guidiamo infatti fino a tarda sera
con molto traffico di camion lungo un sali e scendi fra le montagne.
Veramente stremate dalle forze le ragazze raggiungono Tan Tan
e si accontenteranno di un'umile dimora in questo villaggio che
si presenta comunque molto accogliente.
Troviamo anche un meccanico che si presta a riparare, durante
la notte, la marmitta dell' Unimog ed assoldiamo un anziano guardiano
per vegliare sui veicoli e sugli scooter.
La mattina seguente la sveglia sarà sempre prima dell'alba. Al
sorgere del sole saremo già sull'Oceano Atlantico, verso Tan Tan
Plage.
Qui
un il forte profumo del mare ci avvolge ed un velo di salsedine
bagna i volti delle motocicliste ed appanna i parabrezza. E' una
sensazione nuova e comunque piacevole, anche se scomoda.
Il viaggio prosegue veloce attraverso una lingua d'asfalto tracciata
in mezzo ad un deserto di sabbia e di pietra.
Attraversiamo alcuni villaggi e non passiamo certo inosservati,
fino a quando raggiungiamo Layoune, che appare d'un tratto dopo
ore di deserto piatto.
Ci aspetta un hotel di prima categoria la cui esistenza ci stupisce
poichè siamo in una città presidiata dall'ONU. Vi sono infatti
centinaia di sport utility bianche nuovi fiammanti con una grande
NU sulle portiere.
Sono in grande contrasto con tutto il resto che ci circonda. Nel
nostro hotel tanto tipico quanto lussuoso le ragazze si sentono
ancora una volta importanti, ma fuori si respira un'aria strana.
Molti militari e marocchini parlano chi il francese e chi lo spagnolo.
Il
team è molto stanco a causa di alcuni imprevisti e dei ritmi frenetici,il
clima molto caldo (35/40°) con la sabbia ovunque.
Qui
finalmente si trova addirittura il tempo per un bagno in piscina.
Siamo vicino al mare e nei nostri menu arriva il pesce, cucinato
nelle diverse maniere, dalle fritture alle tajine, dalle zuppe
ai filetti grigliati.
Layoune è una città molto giovane, abitata da marocchini giunti
da tutto il paese all'inizio degli anni settanta. Siamo nel Sahara
Occidentale dove gli indigeni, cioè i Saharaoui, sono in attesa
di un referendum per votare l'autonomia della loro terra. Abbiamo
incontrato nel nostro albergo (hotel Parador) un delegato italiano
dell'ONU (Enrico Magnani) che ci manda a dire dai superiori che
non è possibile rilasciare interviste ufficiali e quindi ci descrivono
ufficiosamente la realtà di Layoune e di questo territorio. Parlano
usando termini molto tecnici e militari.
Nella
piccola città grandi capannoni ospitano le basi militari e tutto
ciò crea un po' di tensione.
E' già sera quando ci accorgiamo che una delle Land Rover ha dei
problemi di alimentazione e non riparte, ma ancora una volta troviamo
un meccanico disponibile che durante la notte ci aiuta a riparare
i guasti: avevamo "imbarcato" gasolio sporco che aveva otturato
i condotti.
Anche il giorno seguente il nostro risveglio è accompagnato dal
buoi della mattina. Ci aspettano più di 500 km, in direzione di
Dakklà, ultima città prima del confine con la Mauritania.
Il vento è forte ed è difficile mantenere gli scooter diritti,
ma le nostre centaure sono sempre più abili. Lungo questa pista
asfaltata esiste un solo punto di ristoro e di rifornimento e
qui la sosta è obbligatoria.
Come sempre un po' di manutenzione ai mezzi ed un meritato pasto.
Lungo la scogliera incontriamo un primo gruppo di giovani pescatori
che vivono in una tenda spartana.
Sono subito stupiti dal vedersi arrivare le nove neo reporter,
è l'occasione per cercare di comunicare con ragazzi che parlano
solo l'arabo.
Ci si aiuta quindi con i disegni sulla terra. Ilaria è la più
brillante, ma pian piano tutte prendono confidenza.
Sono
ancora molti i chilometri da percorrere quindi si riparte. Dopo
migliaia di chilometri di terra e roccia rossa il paesaggio cambia
totalmente, la sabbia diventa bianca ma soprattutto appare un
mare azzurro smeraldo che sembra un miraggio: siamo in prossimità
di Dakklà.
Innumerevoli i controlli di polizia, incontriamo qui anche i primi
posti di blocco militare.
I nostri "visa" ci facilitano il passaggio e si stupiscono della
nostra organizzazione: abbiamo infatti già pronto un dossier di
visti e permessi da lasciare in copia ad ogni posto di controllo.
Anche per l'utilizzo delle nostre trasmittenti ci vengono richiesti
i permessi che noi prontamente esibiamo e così la colonna transita
veloce.
Arrivando a Dakklà incontriamo prima una "baraccopoli", è un villaggio
di pescatori, che trasmette immediatamente immagini di povertà.
In
realtà in città esiste un nuovissimo hotel che accoglierà la spedizione.
La
città , che appare deserta di giorno, si ripopola dopo il tramonto
aprendo il mercato ed i suoi bar. Esistono qui anche due internet
cafè ed una baracca dove un giovane proveniente da Casablanca
masterizza i cd musicali scaricandoli da internet. Ognuno si inventa
un mestiere e c'è voglia di dar vita a questa cittadina.
Anche qui si parla tanto il francese quanto lo spagnolo, misti
all'arabo.
Incontriamo alcune ragazze dalle origini diverse, alcune provenienti
dal nord ed altre Saharaoui, cioè originarie di questa regione.
Ognuna vede il mondo da un diverso punto di vista, ognuna ha le
sue idee ed una diversa cultura.
Abbiamo fermato alcune ragazze per la strada e le abbiamo invitate
nel nostro hotel per bere un tè in compagnia e raccogliere le
loro impressioni. In giro per Dakklà abbiamo incontrato diversi
personaggi, siamo stati ospiti di alcune famiglie ed abbiamo approfittato
per fare scorte di viveri per le giornate del campo.
Domani sarà il compleanno di Laura, e attendiamo mezzanotte per
festeggiare l'evento. L'indomani si riparte ma dopo pochi chilometri
si affloscia un pneumatico dell'Unimog che è costretto a rientrare
a Dakhlà.
Sono
ben otto i fori nella gomma e la riparazione non sarà facile.
Nel frattempo il gruppo ne approfitta per un'escursione nel deserto,
poi un pranzo veloce consumato all'ombra del camion, e si riparte
verso la Mauritania. I posti di blocco ed i controlli militari
sono sempre più numerosi e la burocrazia qui è "unica al mondo".
E' vero che attraverseremo un territorio minato ma bisognerà solo
seguire la pista principale senza mai abbandonarla. Siamo in ritardo
sulla tabella di marcia e siamo costretti ad aumentare la velocità.
Ad un tratto esplode la ruota anteriore sinistra del camion che
finisce fuori strada. La paura è stata soprattutto quella di poter
finire su di una mina.
Ci vorranno almeno un paio d'ore di lavoro per poter ripartire
con il buio e, nella notte, si raggiungerà un piccolo hotel nei
pressi di Cap Barbàs. Nonostante i nostri permessi e le nostre
autorizzazioni la gendarmeria, ma soprattutto la Marina Royal,
rendono ancora più burocratiche le procedure. L'indomani mattina
si riparte ma abbiamo già perso troppo tempo per questo optiamo
per un itinerario alternativo.
Siamo ai confini fra il Sahara Occidentale e la Mauritania, i
volti e i caratteri somatici iniziano a cambiare, la carnagione
delle persone è più scura ed infatti abbiamo a che fare con i
Mauri, i nomadi della Mauritania.
La pista principale è molto poco frequentata, di tanto in tanto
si incrociano un camion o un veicolo militare.
Da qui inizia il Parco Marino del Banque D'Argan, che si estende
quasi fino a Nuackott, la capitale della Mauritania, ed è ritenuto
uno dei più pescosi del mondo, protetto anche dall'Unesco.
E' una rotta obbligatoria per milioni di uccelli migratori che
si spostano dall'Africa all'Europa e viceversa, un paradiso incantato,
laddove le cicogne nidificano e si riproducono, i fenicotteri
tingono di rosa le spiagge deserte.
Non vi sono piste per raggiungere la costa, bisognerebbe scendere
a sud per qualche centinaia di chilometri per risalire poi lungo
la spiaggia, solo nelle ore favorevoli della bassa marea. Qui
i pescatori Mauri organizzano battute di pesca del tutto originali.
Richiamo battendo con lunghi bastoni sulla superficie del mare
e con la loro complicità convogliano i branchi dei grandi cefali
verso le reti.
Chiuso
il cerchio i pescatori si garantiscono un ricco bottino, ma rimane
una buona ricompensa per gli amici delfini (esistono di questa
pesca immagini della Macchina del Tempo).
Noi risaliamo molto piano verso nord e siamo sempre in territorio
militare. Procediamo con attenzione seguendo le raccomandazioni
dell'esercito per non imbatterci in zone minate a rischio, e raggiungiamo
il villaggio di pescatori di Cap Barbas, che ci appare come d'incanto
in una vallata scavata fra la scogliera.
Il paesaggio è tanto insolito quanto inaspettato.
Qui vivono circa 700 pescatori, 700 uomini soli lontani dalle
loro famiglie provenienti soprattutto dalla costa atlantica del
nord, da Essauira, da Casablanca, da Agadir e da Tan Tan. Vivono
qui cinque/sei mesi l'anno, dedicandosi alla pesca che in questa
zona è molto proficua. L'accoglienza per le Donneavvnetura è commovente.
Tutto
il villaggio si raduna sulla spiaggia, e si fa a gara per invitarle
ad una battuta di pesca.
Le neoreporter vivono così un'altra incredibile esperienza rientrando
con un ricco bottino di enormi pesci, la cena è quindi garantita.
Le ragazze raccontano davanti alla telecamera le loro impressioni,
un centinaio di pescatori, dai più giovani ai più anziani, quelli
dalla pelle solcata dal sale e dal vento ascoltano in silenzio.
Un sole infuocato colora di un rosso indescrivibile l'intero paesaggio,
è un momento veramente emozionante.
Mentre il lavoro dei pescatori continua, c'è chi batte le reti
e chi le ripara, alcuni di loro ci invitano a visitare le loro
baracche: lo spettacolo è imbarazzante ma ci spiegano che esiste
un progetto del governo per costruire un vero villaggio, ma il
vero problema è l'acqua dolce che qui non esiste, anche per questo
si parla del progetto di un desalinatore, ma intanto si sopravvive
così, ogni giorno un vecchio camion militare porta da lontano
bidoni di acqua dolce che deve essere, ovviamente, razionata fra
tutti.
Vive qui anche un medico ed esiste una postazione militare della
Marina Royal che garantisce la sicurezza.
Si accendono i primi fuochi e si diffondono i profumi dei primi
barbeque, ma è subito buio e dobbiamo raggiungere una sorta di
road house dove pernottare.
Per
non rischiare al buio di finire fra le mine chiediamo di essere
accompagnati da un militare, anzi invitiamo a cena gli ufficiali
presenti che durante la serata ci racconteranno la loro vita in
questo angolo di mondo sperduto.
Ancora una volta la partenza del team sarà prima dell'alba ed
inizia qui la lenta risalita verso nord.
La nebbia è fittissima e l'umidità bagna le visiere dei caschi.
Gli scooter apripista faticano ad individuare la strada, ancora
più deserta a quell'ora.
I primi chiarori del giorno sono indescrivibili, in alcuni momenti
ricordano l'alba boreale. Poi la sabbia bianchissima delle dune
sembra neve ghiacciata che rifrange al sole. Ad un tratto appare
nella nebbia come dal nulla un ciclista occidentale, è un tedesco
che avevamo già incrociato e che continua il suo lungo viaggio
verso il Sud Africa, forse sarà protagonista del giro del mondo.
Irene, che è di Bolzano, non ha difficoltà a dialogare con lui
i, pochi minuti in compagnia e si riparte, lo spettacolo è a dir
poco lunare. Colori cangianti dal bianco al rosso, dall'azzurro
al blu e da qui orientandoci con bussola e gps andiamo alla ricerca
di un angolo esclusivo dove organizzare il nostro bivacco.
Davanti
a questo panorama non possiamo fare altro che fermarci almeno
due o tre giorni.
Attraverso una pista appena tracciata nel deserto raggiungiamo
dopo qualche ora "d'avventura" una lingua di sabbia che porta
ad una inspiegabile duna bianca che si erge in mezzo al mare.
Un mare così poco profondo che ora c'è e ora sparisce in base
alle maree.
Montiamo qui il nostro campo sotto un sole che supera i 40°, ma
lo spettacolo ci aiuta a trovare le forze per lavorare. La vita
del campo è sicuramente faticosa ed esige un grande spirito di
adattamento, ma sono i momenti più belli.
Si canta in coro sotto le stelle davanti ad un bicchiere di vin
brulè perché la notte è fredda. Altri momenti di assoluto silenzio
sono dedicati alla contemplazione. C'è chi compila il diario di
viaggio e chi prepara il reportage per il giornale.
C'è chi pensa a casa, ma i volti sono felici. Purtroppo ci sono
anche momenti più duri, quando bisogna lavare le pentole con poca
acqua o preparare le fiaccole per la notte, lavarsi i denti in
un bicchiere e rinunciare alla doccia.
Alla seguente mattina siamo raggiunti da un piccolo gruppo di
pescatori che ci offrono un'ampia varietà di pesce appena catturato.
Lo accettiamo volentieri, si prepara la griglia ed il pranzo è
incredibilmente saporito.
Camminando fra le dune e le colline pietrose scopriamo, scavando
casualmente nella sabbia,tre strati di "terra" colorata: in superficie
è bianca, poi color senape e poi ancora rosso mattone bruciato.
Probabilmente un tempo qui arrivava il mare. Il panorama è sicuramente
insolito se non addirittura irreale.
Dopo ormai tre settimane di cucina magrebina al campo si apprezza
un piatto di spaghetti alla bottarga, piuttosto che le penne al
pomodoro.
Nelle casse dei viveri infatti abbiamo scorte alimentari di ogni
genere, anche la prima colazione è molto ricca ed apprezzata da
tutte la ragazze.
Nel frattempo, con la scusa dei diversi permessi e visti necessari,
abbiamo simpatizzato con alcuni ufficiali e siamo stati addirittura
ospiti nella loro base nascosta in un'insenatura spettacolare
caratterizzata dalla sabbia bianca e dal mare azzurro chiaro:
un vero angolo di paradiso.
Da
Dakhlà si risale dall'unica strada che per un migliaio di chilometri
riporta verso nord. Si rompe il cuscinetto di una ruota di una
delle Land e siamo costretti ad abbandonarla nell'unico punto
di rifornimento in mezzo al deserto. Risaliamo ancora fino a Boujdour
dove acquistiamo i pezzi di ricambio e saranno Laura ed Irene
a tornare a recuperare il veicolo riparato molto artigianalmente
da un giovane meccanico.
Leila accusa un po' di stanchezza che le provoca febbre e nausea
. La nuova destinazione è Smara la "cittadina" voluta da Kofi
Annan in pieno deserto laddove affrontare le problematiche del
Polisario. Un deserto piatto a 360° ci accompagna per centinaia
di chilometri e non possiamo abbandonare la pista principale.
Abbiamo dovuto sottoscrivere una dichiarazione di responsabilità
dei militari per rispettare questa regola.
Non vi è assolutamente nulla sul nostro percorso, neanche il più
piccolo villaggio.
Siamo costretti ad improvvisare uno spuntino all'ombra del nostro
camion. Dopo una zona di dune bianche non molto alte ci appare
all'improvviso Smara (o El Semara).
Sono
ben due i posti di blocco militari ed una camionetta di soldati
ci scorta obbligatoriamente fino al comando centrale. Qui il colonnello
vuole raccogliere informazioni su di noi e soprattutto curiosità
e ci raccomanda ancora una volta la prudenza quando siamo in territorio
militare.
Il nostro passaggio nel villaggio richiama molta gente, da qui
organizziamo la trasmissione satellitare dei nostri reportage
via internet (Opensky) e poi pensiamo ad una sistemazione per
la notte. In questa località vivono 2000 militari e non vi sono
alberghi.
Troviamo
ospitalità in una tenda berbera dove riceviamo un'incredibile
accoglienza. Ci preparano il te con il rito tradizionale, ci stupiscono
con una brocca di acqua calda per lavarci e la cena è ricca di
specialità sahariane.
Siamo ancora nella terra dei Saharaoui, ormai dormire sotto una
tenda è cosa quasi normale, sempre piacevole per le neo reporter.
Questo sarà però, probabilmente, l'ultimo bivacco di questo viaggio.
Ancora qualche centinaio di chilometri di deserto per poi lasciare
definitivamente la regione del Sahara Occidentale ed arrivare
nella provincia di Tan Tan prima e di Tiznit poi.
Non si contano i posti di controllo di polizia e diamo il nostro
cinquantesimo dossier di visti e permessi.
E' incredibile ma buchiamo ancora due volte la ruota del camion,
o perlomeno la riparazione non regge. Approfittiamo della sosta
per il pranzo per la riparazione ed incappiamo in un ristorante
(questo dice l'insegna) dove però non conoscono nemmeno le posate.
Ma ormai da Donneavventura quali siamo c'è chi mangia con le mani
e chi sfodera il suo kit in dotazione per degustare una saporita
tajine.
Risalendo verso Nord incontriamo nei due sensi auto e camion ai
quali non eravamo più abituati e il traffico intenso ci avverte
che siamo rientrati nel Marocco più tradizionale.
Anche
le nostre Land, maltrattate dalle difficili piste sahariane, accusano
segni di stanchezza e dobbiamo richiedere l'intervento di un meccanico,
ma come sempre si riparte e gli unici veicoli impeccabili in ogni
momento e in ogni percorso sono i nostri tre Scarabeo.
Sono cinque le ragazze che si alternano sui tre scooter ma Irene
non molla mai il suo manubrio. Anche Barbara non scherza ed anche
le neo motocicliste si fanno sempre più centaure. In questa giornata
di lungo trasferimento ne abbiamo approfittato per raccogliere
dalle neo reporter le loro impressioni ed un commento della loro
esperienza.
Appaiono
le prime palme, i primi alberi verdi, e prima di notte dovremmo
raggiungere Agadir: stiamo tornando sui nostri passi, ma molte
sono le curiosità che ancora ci aspettano.
L'avventura
non è ancora finita.
Stiamo
quasi festeggiando l'arrivo al mare (quello turistico) quando
foriamo per l'ennesima volta una ruota del camion. Prima di raggiungere
il nostro hotel lasciamo la ruota da riparare dal gommista del
quale siamo ormai abituali clienti. Domani mattina di buon ora,
sulla spiaggia di Agadir, nove cammelli giunti da lontano nella
notte attenderanno le nove neo reporter per un'insolita galoppata
a bordo mare.
Si
riparte veloci per recuperare il pneumatico ma dal gommista non
c'è più ne la ruota ne il meccanico. Il gommista, in buona fede,
era andato in una città vicino a far riparare la ruota senza pensare
alla gravità del nostro ritardo. Ne abbiamo approfittato intanto
per una nuova visita alla Medina nella zona più colorata, quella
della frutta e della verdura.
Finalmente
ci incamminiamo lungo la costa nord in direzione di Essaouira.
Il litorale è molto piacevole e ad un tratto ci appare una grande
duna e per un attimo ci riporta nel deserto che tanto ci ha affascinato
nelle settimane passate.
Arriviamo ad Essaouira all'ora del tramonto e siamo incantati
dai colori accesi del paesaggio.
Essaouira
merita almeno due giornate, e la giornata successiva ci inoltriamo
con i nostri scooter all'interno della Medina. E' un mercato molto
diverso da tutti gli altri del Marocco e del Maghreb, molto pittoresco,
dal fascino forte. Incontriamo alcuni personaggi molto particolari,
soprattutto donne, e dialoghiamo con loro davanti alle telecamere.
Verso mezzogiorno rientrano, dalla pesca notturna, i pescherecci
che sono colmi di molte qualità diverse di pesce. I gabbiani a
migliaia vanno incontro alle barche e li accompagnano in porto,
sapendo che ci sarà un ricco pasto per loro. Anche noi però siamo
ingolositi da tanto ben di dio e organizziamo, in una bancarella
tipica, una vera e propria abbuffata di pesce, dall'aragosta al
branzino, dalle cicale alla granseola; ci siamo tolti la voglia
dopo tanto pollo, pomodori e tonno, e gustose tajine.
Nei
dintorni di Essaouira raggiungiamo il villaggio di Tangarò, in
particolare i ruderi della casa in cui visse alla fine degli anni
sessanta Jimi Hendrix.
Tornando
ad Essaouira nella piazza verso il porto, proprio in prossimità
del minareto, visitiamo il caffè dove il musicista era solito
trascorrere le sue serate con gli amici, fumando il tradizionale
narghilè. Nel tardo pomeriggio siamo ospiti di una pittrice del
luogo che ci invita a bere un te nel suo appartamento dove raduna
un gruppo di donne che cantano e ballano per noi ispirandosi a
riti trance. Siamo scettici sulla realtà degli effetti ma siamo
altrettanto stupiti dallo spettacolo. Essaouira è una località
molto esposta al vento e per questo motivo è frequentata da surfisti
di tutto il mondo; anche le Donneavventura si cimentano con un
inedito surf a ruote lungo la grande spiaggia piana antistante
la città. Sempre nei pressi di Essaouira andiamo a conoscere le
donne dell'Argan, una comunità che tramanda da generazioni e generazioni
il metodo totalmente manuale della lavorazione delle ghiande fino
ad ottenere un olio benefico famoso in tutto il mondo. Presso
la cooperativa, dopo averci illustrato tutte le fasi della lavorazione,
le donne avvolte dai loro costumi tipici hanno organizzato per
noi un vero e proprio spettacolo con canti e danze.
Anche
nel riad Madina che ci ha ospitati per la cena siamo stati allietati
da uno spettacolo di musica e danza di gnaua, molto diversa da
quella degli gnaua del Merzuga.
Ad Essaouira siamo stati raggiunti da un gruppo di giornalisti
venuti appositamente dall'Italia per incontrare le Donneavventura.
Passeremo con loro due giorni a Marrakech.
Ci sembravano due giorni troppo tranquilli senza intoppi e rotture
meccaniche, quando la Land Rover utilizzata dalla troupe, rompe
. Siamo costretti a trainare la macchina fino a Marrakech , sperando
di trovare una soluzione in tempo utile.
A
Marrakech troviamo un meccanico che, nonostante sia domenica,
smonta il nostro motore che dopo poche ore ritroviamo a pezzi
in uno scatolone. L'immagine è triste ma ancora una volta non
ci fermiamo, troveremo una soluzione anche a questo problema.
Ne approfittiamo per inoltrarci nella Medina e nella Kasbah, dai
souq meno turistici ai quartieri più residenziali, visitiamo case
e locali, ristoranti e riad e ci rendiamo conto effettivamente
che questa città è la più grande e la più importante, la più antica
ed al tempo stesso la più "emancipata" di tutto il Marocco. Tanti
i turisti e gli stranieri che popolano questa città che per questo
motivo è molto occidentalizzzata.
Incredibile il fascino della grande piazza Jama El Fna (che significa
piazza della morte perché qui sono state giustiziate in tempi
passati molte persone) che di giorno ospita le tradizionali bancarelle
della frutta e delle spezie, e personaggi folcloristici, dalle
scimmie agli incantatori di serpenti, dalle decoratrici di hennè
ai musicanti, mentre al tramonto cambia totalmente colore tingendosi
di rosso, esaltando l'imponenza del minareto e delle mura della
Medina.
La
seconda parte del nostro lavoro vola verso l'Italia mentre noi
continueremo la risalita visitando Casablanca, Rabat fino a Tangeri
dove ci imbarcheremo per la Francia e lungo la Costa Azzurra raggiungeremo
l'Italia ipoteticamente il 3 di novembre.
Lasciamo
Marrakech che è ancora buio e risaliamo verso nord come previsto
ma non appena imbocchiamo un tratto di autostrada si rompe il
collettore di scarico dell'Unimog e cade sulla tubatura d'aria
dei freni rompendola; l'intervento non è facile e proseguiamo
senza freni fino a Rabat. Mentre organizziamo la riparazione ne
approfittiamo per la pulizia dei filtri degli scooter. Riprendiamo
poi la strada verso Tangeri ed in un tratto in salita esplode
il motore di una Land Rover.
Questa volta dovremo organizzare un traino rigido a rimorchio
dell'Unimog. Il viaggio è sempre più lento e difficile ma arriviamo
puntuali per la cena presso l'hotel Sol Azur proprio nel centro
della baia di Tangeri che con la sua grande spiaggia ricorda vagamente
Rio de Janeiro. Il giorno 31 siamo a Tangeri e ne approfittiamo
per dedicare la mattinata alla visita della Medina ancora una
volta diversa da quelle visitate in precedenza. I personaggi caratteristici
indossano cappelli di paglia in stile peruviano, in realtà esprimono
l'influenza Andalusa della vicina Spagna.
L'ultimo
pranzo marocchino lo degustiamo in una locanda molto umile ma
ci servono un cous cous senza precedenti ed una tajine veramente
prelibata. Siamo ospiti poi di un riad molto antico ma appena
ristrutturato dove organizzano per noi un'incredibile accoglienza:
ancora una volta i marocchini esprimono la loro grande ospitalità.
Abbiamo
fatto amicizia con un gruppo di persone locali che ci scortano
fino al porto dove, però, aspetteremo ore ed ore prima di imbarcarci.
Ancora una volta siamo vittime della disorganizzazione e della
burocrazia. Dopo quasi cinque ore di stressante attesa riusciamo
ad imbarcarci. Trascorreremo 36 ore a bordo. Sulla nave si chiacchiera
e si ricordano insieme i momenti più belli e quelli più difficili.
La
maggior parte delle protagoniste confessa che nonostante tutto
sarebbe pronta a ripartire. Purtroppo non tutte le ragazze sono
riuscite ad adattarsi allo spirito del viaggio e ad accettare
il regolamento estremamente rigido e severo, ma questo è Donnavventura.
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