40 GIORNI DI AVVENTURA

Molta perplessità si intuiva dai volti delle ragazze nelle due giornate di navigazione; non si rendevano ancora conto di quello che effettivamente le aspettava.
L'entusiasmo dei primi giorni e le accoglienze "speciali" riservate loro hanno creato euforia nel gruppo; si sono sentite veramente privilegiate.
Da Tangeri a Tetouan subito l'incontro con la carovana di Overland che stava rientrando verso l'Italia e poi a Fès, una giornata quasi da turisti. Ma quando, scendendo verso sud, dopo la città universitaria di Ifrane, è iniziato il tratto sterrato, è emersa subito la difficoltà nella guida, sia dei fuoristrada che degli scooter.

La tappa è stata molto lunga e si è dovuto guidare anche con il buio lungo piste tortuose.

La carovana ha attraversato piccoli villaggi senza luce elettrica dove, al passare della spedizione, i bambini invadevano la pista per festeggiare l'arrivo della spedizione. Suggestivo è stato il rifornimento degli scooter da un'antica pompa a mano, al buio, lungo la pista e finalmente si è raggiunta Imilchil.
Qui per Donnavventura era stata organizzata una serata folcloristica sul tema del rituale che si tramanda da centinaia di anni relativo alle donne che a settembre raggiungono il villaggio per cercare marito.

La tappa è stata molto pesante e, dopo i festeggiamenti, le Donneavventura hanno bivaccato tutte insieme in una grande tenda marocchina.
Da qui è partita un'altra tappa ancora piu' impegnativa che, attraverso una pista minore, tracciata fra le montagne rocciose dell'alto Atlante, si è arrampicata fino ad oltre 2.000 metri. Per gli scooter è stata un'impresa veramente incredibile; nei piccoli villaggi che si attraversavano gli indigeni guardavano con stupore la carovana facendo notare che il fondo era difficoltoso per le moto e la pista era troppo stretta per il camion ma la spedizione aveva ormai scelto quella via.

La discesa lungo una pista in costa, con grandi strapiombi, ha spaventato le Donneavventura ma non vi erano ormai alternative di rotta.
A complicare il programma è stata una carovana di vecchi autocarri che risalivano quella pista in senso contrario, ma soprattutto non in grado di fare manovra o retromarcia.

Per tentare di agevolare il passaggio, l'Unimog ed una Land Rover, forzando uno spazio fuoripista, hanno rotto due pneumatici. E' stato subito panico ma, bisognava affrontare la situazione. Da un lato i marocchini dei camion si sono dimostrati disponibili ad agevolare l'operazione, ma fortunatamente è arrivato anche un gruppo di motociclisti spagnoli (incredibile per una pista quasi abbandonata!!!!!!).

Un momento drammatico è stato quando un motociclista, pensando di aiutare le ragazze a scaricare la pesante gomma dell'Unimog, se l'è fatta scivolare facendola precipitare in fondo alla valle.
Per fortuna la spedizione aveva anche una ruota di emergenza piu' piccola che ha permesso di continuare il viaggio. Nel frattempo un gruppo di marocchini ha recuperato la ruota, anche se ormai distrutta.

Scendendo ancora verso le gole di Dadès, in un piccolo villaggio, le Donneavventura hanno soccorso un anziano ferito ad un piede e pochi chilometri avanti la carovana si è fermata nuovamente per un'ulteriore foratura.
Una giornata infinita che ha portato il team allo stremo delle forze e quindi ad una sosta anticipata, ma il giorno dopo, per recuperare, la partenza è stata prima dell'alba.

A Erfoud alcune ore sono state sufficienti per riparare tutte le ruote e riordinare i veicoli e le "idee". Da qui una nuova tappa impegnativa soprattutto per i tre scooter che, affidati alle piu' esperte Irene e Barbara ed alla "nuova leva" Daniela, che ha dimostrato grinta infinita, hanno raggiunto l'erg Chebbi in prossimità delle grandi dune di Merzouga; le prime dune di sabbia ed un impatto con un paesaggio talmente spettacolare che ha lasciato senza fiato tutte quante.
Qui una realtà incredibile: un recentissimo Riad di due italiani, Giuseppe e Maria, che hanno realizzato così il loro sogno africano. Un hotel di charme molto ricercato con tanto di piscina e tutti i confort necessari, insomma un vero e proprio miraggio. In questo ambiente incantato è stato organizzato per Donnavventura un vero e proprio corso di cucina marocchina dedicato ai piatti più tradizionali.

Altro incontro incredibile ed inaspettato è stato quello con Enrico Brignano che in questa zona stà girando un film per Canale 5, previsto per il mese di Dicembre: "Il bambino di Betlemme". Grande stupore da parte dell'attore che nel deserto, pensava di incontrare una carovana di cammelli, ed invece si è imbattuto in nove, splendide ragazze italiane.
Finita la "pacchia" nel riad ci si è inoltrati nel deserto per allestire il campo ed ecco affiorare le prime vere difficoltà con la guida nelle dune. Non è mancata neanche la prova del Challenge Aprilia con i bob per scendere le grandi dune di sabbia. La vita del campo ha affascinato tutto il team nonostante la fatica per l'allestimento e per la vita nella sabbia sotto il sole cocente che di giorno supera i 40°.

Le tende a semicerchio, circondate dalle fiaccole la sera ed il fuoco, dove riunirsi dopo cena hanno affascinato le neo reporter che, alla luce delle lampade a gas, hanno iniziato a scrivere i loro reportage .
Una tempesta di sabbia ha creato un po' di panico, ma fortunatamente si è risolta in breve tempo, nonostante le ragazze fossero preparate ad affrontarla con tutto quanto il necessario.
E' stato tracciato un percorso fra le dune per permettere alle ragazze di perfezionare la guida sulla sabbia. La notte, nel deserto, è talmente suggestiva che le Donneavventura hanno preferito dormire sulla sabbia per osservare un cielo colmo di stelle e a contare quelle cadenti.

La mattina una prima colazione al campo ricca di ogni ben di dio ha tirato su il morale di tutti quanti, pronti così ad affrontare una nuova giornata di fatica. Inizia a scarseggiare l'acqua e l'impossibilità di una doccia dopo tre notti crea altri problemi, ma ci si adatta e ci si organizza.

I veicoli, sottoposti a sforzi incredibili lungo queste piste sono soggetti a manutenzione frequente, e le ragazze sono ormai anche neo meccaniche, spesso con cacciaviti e chiavi inglesi in mano. Si abbassano le pressioni dei pneumatici per facilitare il galleggiamento sulla sabbia ma ciò nonostante frequenti sono gli insabbiamenti e spesso si ricorre all'uso delle piastre.
Fra le dune viene tracciato un itinerario scuola per perfezionare la guida delle Donneavventura che giorno dopo giorno diventano sempre più esperte.

Ci si inoltra lungo una pista tanto impegnativa quanto emozionante, fra le dune, per raggiungere un villaggio di cui siamo a conoscenza attraverso un libro ma che risulta sconosciuto alla popolazione : si tratta di Kamlya dove vive una tribù di indigeni neri, provenienti dal Ciad, che dedicano la loro vita alla musica, si chiamano gnaua.
Raggiungiamo il villaggio e siamo accolti con entusiasmo ed allegria. Sono molto più accoglienti dei berberi, sono più sorridenti e apparentemente felici.

Sono molto neri e vestono con tonache e chech bianchi.

Ci invitano a visitare le loro case, ci presentano le loro mogli ed i loro bambini, organizzano per noi un'esibizione di danza e musica ma soprattutto non chiedono denaro, a differenza della fastidiosa insistenza dei berberi.
Saremo noi, ovviamente, a dare dei doni a loro e alle loro famiglie.

Nel pomeriggio si rientra al campo, ma verso Merzouga sopraggiunge una violenta tempesta di sabbia. Ci preoccupiamo per il nostro campo e ci avviamo verso nord-est. E' veramente difficile ritrovare la pista, anche perché abbiamo lasciato il nostro gps sul camion e la visibilità è tendente a zero.
Questa volta le ragazze si dimostrano all'altezza della situazione: "al buio" seguono la pista e non si lasciano intimorire dalla sabbia che penetra attraverso le guarnizioni dei fuoristrada.
Quasi come un miraggio quando appare in lontananza il nostro Unimog e ciò che rimane del campo: mentre prima le ragazze, per sdrammatizzare, intonavano ritornelli di famose canzoni, ad un tratto il silenzio totale, solo il soffiare del vento.

Le tende spazzate al suolo e le nostre casse sepolte dalla sabbia, uno scenario drammatico, ma le neo reporter riprendono subito il coraggio e soprattutto il badile, e si inizia a scavare e a rimontare l'accampamento.
Non c'è molto tempo perché fa buio presto, si improvvisa la cucina da campo sotto il tendone del camion e qui si consuma una cena più modesta del solito, accompagnata dalla tradizionale tisana di Donnavventura.

Purtroppo in questa difficile serata due delle ragazze vengono colpite da una febbre molto alta che le costringe a letto o perlomeno in un giaciglio di fortuna, nell'attesa che venga rimontata la loro tenda. Probabilmente è solo la stanchezza e lo stress, tanto che l'indomani saranno nuovamente alla guida del loro scooter.
Il viaggio continua e finalmente si torna per qualche centinaio di chilometri sull'asfalto. La striscia di catrame tracciata nel deserto facilita il proceder della spedizione. Siamo solo nella prima parte del viaggio e le ragazze sono già provate dal ritmo frenetico della spedizione.
Orari pesanti,fatiche quotidiane ad ogni ora, la sabbia nei capelli, negli occhi, ovunque, talvolta il razionamento dell'acqua, lunghi turni di guida si fanno sentire, ma tutte hanno voglia di continuare.

Il paesaggio cambierà totalmente quando si raggiungerà la costa e l'Oceano Atlantico verso sud dove cambieranno i colori e le abitudini, le popolazioni e le tradizioni. Da Erfoud, dopo una sosta in un'officina meccanica per riparare pneumatici ed altro, si riparte verso Ouarzazate lungo una strada asfaltata poco frequentata. I colori al tramonto sono indescrivibili, dalle varietà dei marroni al blu intenso, ed è proprio contro sole che una vettura di locali viene abbagliata e finisce fuoristrada, e noi prontamente siamo li a soccorrerli. Nulla di grave, per fortuna. Ad Ouarzazate siamo ospiti di un bellissimo hotel, il Berbere Palace, e qui incontriamo nuovamente Enrico Brignano e lo staff della sua produzione cinematografica. Un'insolita serata fra italiani, e poi si riparte ancora attraversando le montagne dal colore rosso bruciato, per poi scendere verso il mare ad Agadir. Una rapida visita alla Medina, e finalmente qualche ora di relax, ma domani mattina la sveglia sarà prima dell'alba.

Mentre questi appunti volano verso Milano noi saremo già in viaggio verso il grande sud, verso le dune che si affacciano sull'Oceano Atlantico, verso il Sahara Occidentale….

SECONDA PARTE
L'indomani, nonostante la sveglia sia suonata molto presto, ci siamo trovati davanti a un grande problema: non si trovano più le chiavi di un Land! Si svuotano tutti i bagagli, si fa passare capo per capo ma delle chiavi nemmeno l'ombra. Grande silenzio e sgomento fra i volti cupi ancora insonnoliti ed increduli per una simile beffa. Sono le sei del mattino ed inizia la ricerca di un'officina meccanica, ma tutti dormono, solo verso le otto troviamo un "epanage", un rudimentale carro attrezzi e rimorchiamo la vettura bloccata fino ad un garage Land Rover che romperà il blocca sterzo e ci permetterà di ripartire (solo dopo mezzogiorno).

Bisognerà recuperare le sei ore perse e quindi per pranzo sarà sufficiente un panino a bordo strada.
La nostra meta doveva essere sull'oceano ma arriveremmo troppo tardi per montare il campo. Guidiamo infatti fino a tarda sera con molto traffico di camion lungo un sali e scendi fra le montagne. Veramente stremate dalle forze le ragazze raggiungono Tan Tan e si accontenteranno di un'umile dimora in questo villaggio che si presenta comunque molto accogliente.
Troviamo anche un meccanico che si presta a riparare, durante la notte, la marmitta dell' Unimog ed assoldiamo un anziano guardiano per vegliare sui veicoli e sugli scooter.
La mattina seguente la sveglia sarà sempre prima dell'alba. Al sorgere del sole saremo già sull'Oceano Atlantico, verso Tan Tan Plage.

Qui un il forte profumo del mare ci avvolge ed un velo di salsedine bagna i volti delle motocicliste ed appanna i parabrezza. E' una sensazione nuova e comunque piacevole, anche se scomoda.
Il viaggio prosegue veloce attraverso una lingua d'asfalto tracciata in mezzo ad un deserto di sabbia e di pietra.
Attraversiamo alcuni villaggi e non passiamo certo inosservati, fino a quando raggiungiamo Layoune, che appare d'un tratto dopo ore di deserto piatto.
Ci aspetta un hotel di prima categoria la cui esistenza ci stupisce poichè siamo in una città presidiata dall'ONU. Vi sono infatti centinaia di sport utility bianche nuovi fiammanti con una grande NU sulle portiere.
Sono in grande contrasto con tutto il resto che ci circonda. Nel nostro hotel tanto tipico quanto lussuoso le ragazze si sentono ancora una volta importanti, ma fuori si respira un'aria strana. Molti militari e marocchini parlano chi il francese e chi lo spagnolo.

Il team è molto stanco a causa di alcuni imprevisti e dei ritmi frenetici,il clima molto caldo (35/40°) con la sabbia ovunque.

Qui finalmente si trova addirittura il tempo per un bagno in piscina. Siamo vicino al mare e nei nostri menu arriva il pesce, cucinato nelle diverse maniere, dalle fritture alle tajine, dalle zuppe ai filetti grigliati.
Layoune è una città molto giovane, abitata da marocchini giunti da tutto il paese all'inizio degli anni settanta. Siamo nel Sahara Occidentale dove gli indigeni, cioè i Saharaoui, sono in attesa di un referendum per votare l'autonomia della loro terra. Abbiamo incontrato nel nostro albergo (hotel Parador) un delegato italiano dell'ONU (Enrico Magnani) che ci manda a dire dai superiori che non è possibile rilasciare interviste ufficiali e quindi ci descrivono ufficiosamente la realtà di Layoune e di questo territorio. Parlano usando termini molto tecnici e militari.

Nella piccola città grandi capannoni ospitano le basi militari e tutto ciò crea un po' di tensione.
E' già sera quando ci accorgiamo che una delle Land Rover ha dei problemi di alimentazione e non riparte, ma ancora una volta troviamo un meccanico disponibile che durante la notte ci aiuta a riparare i guasti: avevamo "imbarcato" gasolio sporco che aveva otturato i condotti.
Anche il giorno seguente il nostro risveglio è accompagnato dal buoi della mattina. Ci aspettano più di 500 km, in direzione di Dakklà, ultima città prima del confine con la Mauritania.


Il vento è forte ed è difficile mantenere gli scooter diritti, ma le nostre centaure sono sempre più abili. Lungo questa pista asfaltata esiste un solo punto di ristoro e di rifornimento e qui la sosta è obbligatoria.
Come sempre un po' di manutenzione ai mezzi ed un meritato pasto. Lungo la scogliera incontriamo un primo gruppo di giovani pescatori che vivono in una tenda spartana.
Sono subito stupiti dal vedersi arrivare le nove neo reporter, è l'occasione per cercare di comunicare con ragazzi che parlano solo l'arabo.
Ci si aiuta quindi con i disegni sulla terra. Ilaria è la più brillante, ma pian piano tutte prendono confidenza.

Sono ancora molti i chilometri da percorrere quindi si riparte. Dopo migliaia di chilometri di terra e roccia rossa il paesaggio cambia totalmente, la sabbia diventa bianca ma soprattutto appare un mare azzurro smeraldo che sembra un miraggio: siamo in prossimità di Dakklà.
Innumerevoli i controlli di polizia, incontriamo qui anche i primi posti di blocco militare.
I nostri "visa" ci facilitano il passaggio e si stupiscono della nostra organizzazione: abbiamo infatti già pronto un dossier di visti e permessi da lasciare in copia ad ogni posto di controllo. Anche per l'utilizzo delle nostre trasmittenti ci vengono richiesti i permessi che noi prontamente esibiamo e così la colonna transita veloce.
Arrivando a Dakklà incontriamo prima una "baraccopoli", è un villaggio di pescatori, che trasmette immediatamente immagini di povertà.

In realtà in città esiste un nuovissimo hotel che accoglierà la spedizione.

La città , che appare deserta di giorno, si ripopola dopo il tramonto aprendo il mercato ed i suoi bar. Esistono qui anche due internet cafè ed una baracca dove un giovane proveniente da Casablanca masterizza i cd musicali scaricandoli da internet. Ognuno si inventa un mestiere e c'è voglia di dar vita a questa cittadina.
Anche qui si parla tanto il francese quanto lo spagnolo, misti all'arabo.
Incontriamo alcune ragazze dalle origini diverse, alcune provenienti dal nord ed altre Saharaoui, cioè originarie di questa regione.

Ognuna vede il mondo da un diverso punto di vista, ognuna ha le sue idee ed una diversa cultura.
Abbiamo fermato alcune ragazze per la strada e le abbiamo invitate nel nostro hotel per bere un tè in compagnia e raccogliere le loro impressioni. In giro per Dakklà abbiamo incontrato diversi personaggi, siamo stati ospiti di alcune famiglie ed abbiamo approfittato per fare scorte di viveri per le giornate del campo.
Domani sarà il compleanno di Laura, e attendiamo mezzanotte per festeggiare l'evento. L'indomani si riparte ma dopo pochi chilometri si affloscia un pneumatico dell'Unimog che è costretto a rientrare a Dakhlà.

Sono ben otto i fori nella gomma e la riparazione non sarà facile. Nel frattempo il gruppo ne approfitta per un'escursione nel deserto, poi un pranzo veloce consumato all'ombra del camion, e si riparte verso la Mauritania. I posti di blocco ed i controlli militari sono sempre più numerosi e la burocrazia qui è "unica al mondo".
E' vero che attraverseremo un territorio minato ma bisognerà solo seguire la pista principale senza mai abbandonarla. Siamo in ritardo sulla tabella di marcia e siamo costretti ad aumentare la velocità. Ad un tratto esplode la ruota anteriore sinistra del camion che finisce fuori strada. La paura è stata soprattutto quella di poter finire su di una mina.


Ci vorranno almeno un paio d'ore di lavoro per poter ripartire con il buio e, nella notte, si raggiungerà un piccolo hotel nei pressi di Cap Barbàs. Nonostante i nostri permessi e le nostre autorizzazioni la gendarmeria, ma soprattutto la Marina Royal, rendono ancora più burocratiche le procedure. L'indomani mattina si riparte ma abbiamo già perso troppo tempo per questo optiamo per un itinerario alternativo.
Siamo ai confini fra il Sahara Occidentale e la Mauritania, i volti e i caratteri somatici iniziano a cambiare, la carnagione delle persone è più scura ed infatti abbiamo a che fare con i Mauri, i nomadi della Mauritania.
La pista principale è molto poco frequentata, di tanto in tanto si incrociano un camion o un veicolo militare.
Da qui inizia il Parco Marino del Banque D'Argan, che si estende quasi fino a Nuackott, la capitale della Mauritania, ed è ritenuto uno dei più pescosi del mondo, protetto anche dall'Unesco.


E' una rotta obbligatoria per milioni di uccelli migratori che si spostano dall'Africa all'Europa e viceversa, un paradiso incantato, laddove le cicogne nidificano e si riproducono, i fenicotteri tingono di rosa le spiagge deserte.
Non vi sono piste per raggiungere la costa, bisognerebbe scendere a sud per qualche centinaia di chilometri per risalire poi lungo la spiaggia, solo nelle ore favorevoli della bassa marea. Qui i pescatori Mauri organizzano battute di pesca del tutto originali.
Richiamo battendo con lunghi bastoni sulla superficie del mare e con la loro complicità convogliano i branchi dei grandi cefali verso le reti.

Chiuso il cerchio i pescatori si garantiscono un ricco bottino, ma rimane una buona ricompensa per gli amici delfini (esistono di questa pesca immagini della Macchina del Tempo).
Noi risaliamo molto piano verso nord e siamo sempre in territorio militare. Procediamo con attenzione seguendo le raccomandazioni dell'esercito per non imbatterci in zone minate a rischio, e raggiungiamo il villaggio di pescatori di Cap Barbas, che ci appare come d'incanto in una vallata scavata fra la scogliera.

Il paesaggio è tanto insolito quanto inaspettato.

Qui vivono circa 700 pescatori, 700 uomini soli lontani dalle loro famiglie provenienti soprattutto dalla costa atlantica del nord, da Essauira, da Casablanca, da Agadir e da Tan Tan. Vivono qui cinque/sei mesi l'anno, dedicandosi alla pesca che in questa zona è molto proficua. L'accoglienza per le Donneavvnetura è commovente.

Tutto il villaggio si raduna sulla spiaggia, e si fa a gara per invitarle ad una battuta di pesca.
Le neoreporter vivono così un'altra incredibile esperienza rientrando con un ricco bottino di enormi pesci, la cena è quindi garantita. Le ragazze raccontano davanti alla telecamera le loro impressioni, un centinaio di pescatori, dai più giovani ai più anziani, quelli dalla pelle solcata dal sale e dal vento ascoltano in silenzio.
Un sole infuocato colora di un rosso indescrivibile l'intero paesaggio, è un momento veramente emozionante.

Mentre il lavoro dei pescatori continua, c'è chi batte le reti e chi le ripara, alcuni di loro ci invitano a visitare le loro baracche: lo spettacolo è imbarazzante ma ci spiegano che esiste un progetto del governo per costruire un vero villaggio, ma il vero problema è l'acqua dolce che qui non esiste, anche per questo si parla del progetto di un desalinatore, ma intanto si sopravvive così, ogni giorno un vecchio camion militare porta da lontano bidoni di acqua dolce che deve essere, ovviamente, razionata fra tutti.
Vive qui anche un medico ed esiste una postazione militare della Marina Royal che garantisce la sicurezza.
Si accendono i primi fuochi e si diffondono i profumi dei primi barbeque, ma è subito buio e dobbiamo raggiungere una sorta di road house dove pernottare.

Per non rischiare al buio di finire fra le mine chiediamo di essere accompagnati da un militare, anzi invitiamo a cena gli ufficiali presenti che durante la serata ci racconteranno la loro vita in questo angolo di mondo sperduto.
Ancora una volta la partenza del team sarà prima dell'alba ed inizia qui la lenta risalita verso nord.
La nebbia è fittissima e l'umidità bagna le visiere dei caschi. Gli scooter apripista faticano ad individuare la strada, ancora più deserta a quell'ora.
I primi chiarori del giorno sono indescrivibili, in alcuni momenti ricordano l'alba boreale. Poi la sabbia bianchissima delle dune sembra neve ghiacciata che rifrange al sole. Ad un tratto appare nella nebbia come dal nulla un ciclista occidentale, è un tedesco che avevamo già incrociato e che continua il suo lungo viaggio verso il Sud Africa, forse sarà protagonista del giro del mondo. Irene, che è di Bolzano, non ha difficoltà a dialogare con lui i, pochi minuti in compagnia e si riparte, lo spettacolo è a dir poco lunare. Colori cangianti dal bianco al rosso, dall'azzurro al blu e da qui orientandoci con bussola e gps andiamo alla ricerca di un angolo esclusivo dove organizzare il nostro bivacco.

Davanti a questo panorama non possiamo fare altro che fermarci almeno due o tre giorni.
Attraverso una pista appena tracciata nel deserto raggiungiamo dopo qualche ora "d'avventura" una lingua di sabbia che porta ad una inspiegabile duna bianca che si erge in mezzo al mare. Un mare così poco profondo che ora c'è e ora sparisce in base alle maree.
Montiamo qui il nostro campo sotto un sole che supera i 40°, ma lo spettacolo ci aiuta a trovare le forze per lavorare. La vita del campo è sicuramente faticosa ed esige un grande spirito di adattamento, ma sono i momenti più belli.
Si canta in coro sotto le stelle davanti ad un bicchiere di vin brulè perché la notte è fredda. Altri momenti di assoluto silenzio sono dedicati alla contemplazione. C'è chi compila il diario di viaggio e chi prepara il reportage per il giornale.
C'è chi pensa a casa, ma i volti sono felici. Purtroppo ci sono anche momenti più duri, quando bisogna lavare le pentole con poca acqua o preparare le fiaccole per la notte, lavarsi i denti in un bicchiere e rinunciare alla doccia.
Alla seguente mattina siamo raggiunti da un piccolo gruppo di pescatori che ci offrono un'ampia varietà di pesce appena catturato.

Lo accettiamo volentieri, si prepara la griglia ed il pranzo è incredibilmente saporito.
Camminando fra le dune e le colline pietrose scopriamo, scavando casualmente nella sabbia,tre strati di "terra" colorata: in superficie è bianca, poi color senape e poi ancora rosso mattone bruciato. Probabilmente un tempo qui arrivava il mare. Il panorama è sicuramente insolito se non addirittura irreale.
Dopo ormai tre settimane di cucina magrebina al campo si apprezza un piatto di spaghetti alla bottarga, piuttosto che le penne al pomodoro.
Nelle casse dei viveri infatti abbiamo scorte alimentari di ogni genere, anche la prima colazione è molto ricca ed apprezzata da tutte la ragazze.
Nel frattempo, con la scusa dei diversi permessi e visti necessari, abbiamo simpatizzato con alcuni ufficiali e siamo stati addirittura ospiti nella loro base nascosta in un'insenatura spettacolare caratterizzata dalla sabbia bianca e dal mare azzurro chiaro: un vero angolo di paradiso.

Da Dakhlà si risale dall'unica strada che per un migliaio di chilometri riporta verso nord. Si rompe il cuscinetto di una ruota di una delle Land e siamo costretti ad abbandonarla nell'unico punto di rifornimento in mezzo al deserto. Risaliamo ancora fino a Boujdour dove acquistiamo i pezzi di ricambio e saranno Laura ed Irene a tornare a recuperare il veicolo riparato molto artigianalmente da un giovane meccanico.
Leila accusa un po' di stanchezza che le provoca febbre e nausea . La nuova destinazione è Smara la "cittadina" voluta da Kofi Annan in pieno deserto laddove affrontare le problematiche del Polisario. Un deserto piatto a 360° ci accompagna per centinaia di chilometri e non possiamo abbandonare la pista principale. Abbiamo dovuto sottoscrivere una dichiarazione di responsabilità dei militari per rispettare questa regola.
Non vi è assolutamente nulla sul nostro percorso, neanche il più piccolo villaggio.
Siamo costretti ad improvvisare uno spuntino all'ombra del nostro camion. Dopo una zona di dune bianche non molto alte ci appare all'improvviso Smara (o El Semara).

Sono ben due i posti di blocco militari ed una camionetta di soldati ci scorta obbligatoriamente fino al comando centrale. Qui il colonnello vuole raccogliere informazioni su di noi e soprattutto curiosità e ci raccomanda ancora una volta la prudenza quando siamo in territorio militare.
Il nostro passaggio nel villaggio richiama molta gente, da qui organizziamo la trasmissione satellitare dei nostri reportage via internet (Opensky) e poi pensiamo ad una sistemazione per la notte. In questa località vivono 2000 militari e non vi sono alberghi.

Troviamo ospitalità in una tenda berbera dove riceviamo un'incredibile accoglienza. Ci preparano il te con il rito tradizionale, ci stupiscono con una brocca di acqua calda per lavarci e la cena è ricca di specialità sahariane.
Siamo ancora nella terra dei Saharaoui, ormai dormire sotto una tenda è cosa quasi normale, sempre piacevole per le neo reporter. Questo sarà però, probabilmente, l'ultimo bivacco di questo viaggio. Ancora qualche centinaio di chilometri di deserto per poi lasciare definitivamente la regione del Sahara Occidentale ed arrivare nella provincia di Tan Tan prima e di Tiznit poi.
Non si contano i posti di controllo di polizia e diamo il nostro cinquantesimo dossier di visti e permessi.
E' incredibile ma buchiamo ancora due volte la ruota del camion, o perlomeno la riparazione non regge. Approfittiamo della sosta per il pranzo per la riparazione ed incappiamo in un ristorante (questo dice l'insegna) dove però non conoscono nemmeno le posate.
Ma ormai da Donneavventura quali siamo c'è chi mangia con le mani e chi sfodera il suo kit in dotazione per degustare una saporita tajine.
Risalendo verso Nord incontriamo nei due sensi auto e camion ai quali non eravamo più abituati e il traffico intenso ci avverte che siamo rientrati nel Marocco più tradizionale.

Anche le nostre Land, maltrattate dalle difficili piste sahariane, accusano segni di stanchezza e dobbiamo richiedere l'intervento di un meccanico, ma come sempre si riparte e gli unici veicoli impeccabili in ogni momento e in ogni percorso sono i nostri tre Scarabeo.
Sono cinque le ragazze che si alternano sui tre scooter ma Irene non molla mai il suo manubrio. Anche Barbara non scherza ed anche le neo motocicliste si fanno sempre più centaure. In questa giornata di lungo trasferimento ne abbiamo approfittato per raccogliere dalle neo reporter le loro impressioni ed un commento della loro esperienza.

Appaiono le prime palme, i primi alberi verdi, e prima di notte dovremmo raggiungere Agadir: stiamo tornando sui nostri passi, ma molte sono le curiosità che ancora ci aspettano.

L'avventura non è ancora finita.

Stiamo quasi festeggiando l'arrivo al mare (quello turistico) quando foriamo per l'ennesima volta una ruota del camion. Prima di raggiungere il nostro hotel lasciamo la ruota da riparare dal gommista del quale siamo ormai abituali clienti. Domani mattina di buon ora, sulla spiaggia di Agadir, nove cammelli giunti da lontano nella notte attenderanno le nove neo reporter per un'insolita galoppata a bordo mare.

Si riparte veloci per recuperare il pneumatico ma dal gommista non c'è più ne la ruota ne il meccanico. Il gommista, in buona fede, era andato in una città vicino a far riparare la ruota senza pensare alla gravità del nostro ritardo. Ne abbiamo approfittato intanto per una nuova visita alla Medina nella zona più colorata, quella della frutta e della verdura.

Finalmente ci incamminiamo lungo la costa nord in direzione di Essaouira. Il litorale è molto piacevole e ad un tratto ci appare una grande duna e per un attimo ci riporta nel deserto che tanto ci ha affascinato nelle settimane passate.
Arriviamo ad Essaouira all'ora del tramonto e siamo incantati dai colori accesi del paesaggio.

Essaouira merita almeno due giornate, e la giornata successiva ci inoltriamo con i nostri scooter all'interno della Medina. E' un mercato molto diverso da tutti gli altri del Marocco e del Maghreb, molto pittoresco, dal fascino forte. Incontriamo alcuni personaggi molto particolari, soprattutto donne, e dialoghiamo con loro davanti alle telecamere. Verso mezzogiorno rientrano, dalla pesca notturna, i pescherecci che sono colmi di molte qualità diverse di pesce. I gabbiani a migliaia vanno incontro alle barche e li accompagnano in porto, sapendo che ci sarà un ricco pasto per loro. Anche noi però siamo ingolositi da tanto ben di dio e organizziamo, in una bancarella tipica, una vera e propria abbuffata di pesce, dall'aragosta al branzino, dalle cicale alla granseola; ci siamo tolti la voglia dopo tanto pollo, pomodori e tonno, e gustose tajine.

Nei dintorni di Essaouira raggiungiamo il villaggio di Tangarò, in particolare i ruderi della casa in cui visse alla fine degli anni sessanta Jimi Hendrix.

Tornando ad Essaouira nella piazza verso il porto, proprio in prossimità del minareto, visitiamo il caffè dove il musicista era solito trascorrere le sue serate con gli amici, fumando il tradizionale narghilè. Nel tardo pomeriggio siamo ospiti di una pittrice del luogo che ci invita a bere un te nel suo appartamento dove raduna un gruppo di donne che cantano e ballano per noi ispirandosi a riti trance. Siamo scettici sulla realtà degli effetti ma siamo altrettanto stupiti dallo spettacolo. Essaouira è una località molto esposta al vento e per questo motivo è frequentata da surfisti di tutto il mondo; anche le Donneavventura si cimentano con un inedito surf a ruote lungo la grande spiaggia piana antistante la città. Sempre nei pressi di Essaouira andiamo a conoscere le donne dell'Argan, una comunità che tramanda da generazioni e generazioni il metodo totalmente manuale della lavorazione delle ghiande fino ad ottenere un olio benefico famoso in tutto il mondo. Presso la cooperativa, dopo averci illustrato tutte le fasi della lavorazione, le donne avvolte dai loro costumi tipici hanno organizzato per noi un vero e proprio spettacolo con canti e danze.

Anche nel riad Madina che ci ha ospitati per la cena siamo stati allietati da uno spettacolo di musica e danza di gnaua, molto diversa da quella degli gnaua del Merzuga.
Ad Essaouira siamo stati raggiunti da un gruppo di giornalisti venuti appositamente dall'Italia per incontrare le Donneavventura. Passeremo con loro due giorni a Marrakech.
Ci sembravano due giorni troppo tranquilli senza intoppi e rotture meccaniche, quando la Land Rover utilizzata dalla troupe, rompe . Siamo costretti a trainare la macchina fino a Marrakech , sperando di trovare una soluzione in tempo utile.

A Marrakech troviamo un meccanico che, nonostante sia domenica, smonta il nostro motore che dopo poche ore ritroviamo a pezzi in uno scatolone. L'immagine è triste ma ancora una volta non ci fermiamo, troveremo una soluzione anche a questo problema. Ne approfittiamo per inoltrarci nella Medina e nella Kasbah, dai souq meno turistici ai quartieri più residenziali, visitiamo case e locali, ristoranti e riad e ci rendiamo conto effettivamente che questa città è la più grande e la più importante, la più antica ed al tempo stesso la più "emancipata" di tutto il Marocco. Tanti i turisti e gli stranieri che popolano questa città che per questo motivo è molto occidentalizzzata.
Incredibile il fascino della grande piazza Jama El Fna (che significa piazza della morte perché qui sono state giustiziate in tempi passati molte persone) che di giorno ospita le tradizionali bancarelle della frutta e delle spezie, e personaggi folcloristici, dalle scimmie agli incantatori di serpenti, dalle decoratrici di hennè ai musicanti, mentre al tramonto cambia totalmente colore tingendosi di rosso, esaltando l'imponenza del minareto e delle mura della Medina.

La seconda parte del nostro lavoro vola verso l'Italia mentre noi continueremo la risalita visitando Casablanca, Rabat fino a Tangeri dove ci imbarcheremo per la Francia e lungo la Costa Azzurra raggiungeremo l'Italia ipoteticamente il 3 di novembre.

Lasciamo Marrakech che è ancora buio e risaliamo verso nord come previsto ma non appena imbocchiamo un tratto di autostrada si rompe il collettore di scarico dell'Unimog e cade sulla tubatura d'aria dei freni rompendola; l'intervento non è facile e proseguiamo senza freni fino a Rabat. Mentre organizziamo la riparazione ne approfittiamo per la pulizia dei filtri degli scooter. Riprendiamo poi la strada verso Tangeri ed in un tratto in salita esplode il motore di una Land Rover.
Questa volta dovremo organizzare un traino rigido a rimorchio dell'Unimog. Il viaggio è sempre più lento e difficile ma arriviamo puntuali per la cena presso l'hotel Sol Azur proprio nel centro della baia di Tangeri che con la sua grande spiaggia ricorda vagamente Rio de Janeiro. Il giorno 31 siamo a Tangeri e ne approfittiamo per dedicare la mattinata alla visita della Medina ancora una volta diversa da quelle visitate in precedenza. I personaggi caratteristici indossano cappelli di paglia in stile peruviano, in realtà esprimono l'influenza Andalusa della vicina Spagna.

L'ultimo pranzo marocchino lo degustiamo in una locanda molto umile ma ci servono un cous cous senza precedenti ed una tajine veramente prelibata. Siamo ospiti poi di un riad molto antico ma appena ristrutturato dove organizzano per noi un'incredibile accoglienza: ancora una volta i marocchini esprimono la loro grande ospitalità.

Abbiamo fatto amicizia con un gruppo di persone locali che ci scortano fino al porto dove, però, aspetteremo ore ed ore prima di imbarcarci. Ancora una volta siamo vittime della disorganizzazione e della burocrazia. Dopo quasi cinque ore di stressante attesa riusciamo ad imbarcarci. Trascorreremo 36 ore a bordo. Sulla nave si chiacchiera e si ricordano insieme i momenti più belli e quelli più difficili.

La maggior parte delle protagoniste confessa che nonostante tutto sarebbe pronta a ripartire. Purtroppo non tutte le ragazze sono riuscite ad adattarsi allo spirito del viaggio e ad accettare il regolamento estremamente rigido e severo, ma questo è Donnavventura.