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25/11/2019 - La mia Giordania

Grata.
Sembra scontato vero? Eppure ogni volta che viaggio questa parola mi si stampa nella testa.
Forse perché nella vita di tutti i giorni, presi dai nostri impegni, non ci soffermiamo sui dettagli, non prestiamo attenzione alle piccole cose.
Corriamo sempre, chissà poi verso cosa. Ma quando mettiamo piede in una terra sconosciuta, allora apriamo bene gli occhi, e tutti i nostri sensi, improvvisamente, sono più ricettivi.
I profumi sono più forti, i colori più vividi, le emozioni ti travolgono.
Come il tramonto che ci ha sorpreso a Feynan. Eravamo circondate dai bambini che giocavano sulla terra color ocra, quando il cielo si è tinto di arancio. Per un istante ci siamo fermati tutti a guardare quell'immagine. La natura crea opere d'arti alle quali non mi abituerò mai.
In viaggio si rallenta. E in Giordania ne abbiamo avuto la prova.
Come la notte nell'eco-lodge, dove abbiamo ammirato le stelle sul tetto, illuminate solo dalla luce della luna piena e ci siamo addormentate con le candele. Io che fatico ad addormentarmi, quella notte sono scivolata tra le braccia di Morfeo, e mi sono svegliata riposata come non mai.
Tutto rallenta in viaggio, tranne le emozioni, quelle si susseguono con un'intensità che mi lascia sempre sbalordita.
Come il pomeriggio vicino a Little Petra quando scesa dalla jeep per ammirare il paesaggio, una bambina mi è corsa in braccio e mi ha accarezzato la faccia.
Sono rimasta immobile. Con gli occhi lucidi e il cuore a mille.
E mi è apparso chiaro quanto i legami siano la nostra linfa, il motore di ogni nostro passo. Le distanze contano poco quando c'è quel filo invisibile che unisce.
Come me con Edoardo, il mio piccolo grande uomo, che ogni giorno mi insegna ad essere una persona migliore.
In quell'abbraccio e nella maggior parte del viaggio, ho compreso il valore e la bellezza di questi incontri. Il viaggio per me è questo. Anime che si incontrano e condividono storie, momenti, passioni.
Senza la condivisione niente avrebbe lo stesso significato.
Non scorderò mai l'entusiasmo di Sulemain nell'indicarci la sua tenda beduina, nell'ascoltarlo parlare della sua vita nomade, della volontà di viaggiare e scoprire il mondo e del profondo rispetto per la sua comunità.
“Sono nato lì, trent'anni fa”, mi ha detto, indicandomi un'enorme albero vicino alle rocce.
E ho riflettuto, pensando a quante volte, nella nostra frenetica vita, diamo le cose per scontate, perdendo di vista, ciò che conta davvero.
Gratitudine.
Così inizio e così termino questo racconto.
Con l'augurio di riuscire a provare questa sensazione ogni giorno della mia vita, e di trasmetterlo a mio figlio e alle persone che mi circondano.
E poi, in questo viaggio, c'era Camilla, la sorella che la vita ha deciso di regalarmi cinque anni fa.
Ancora una volta, gratitudine.


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