RICOLAJEEP1A CLASSE - ALVIERO MARTINIMASTERCARDSANDISK
 

Lungo il fiume Trebbia

Sveglia presto questa mattina perché abbiamo appuntamento con le fredde acque del Trebbia per un’esperienza di canyoning!
Già ieri, ci eravamo portate avanti provando le mute e controllando le attrezzature, appuntamento nel nostro ostello con Martino e Diego che ci faranno da guida.
In carovana raggiungiamo Orezzoli, a circa 980 metri sul livello del mare, docciamo le mute, le imbracature di sicurezza e scendiamo verso il fiume, che a quest’altezza è poco più di un torrente turbolento.
Fondamentale il breafing con gli istruttori, bisogna prestare grande attenzione perché la regola numero uno è muoversi in sicurezza. Solo sapendo esattamente cosa fare, come muoversi e soprattutto come gestire i moschettoni per imbragassi correttamente, ci si può davvero godere quest’esperienza.
Abbiamo scelto un percorso di difficoltà intermedia che si sviluppa per circa un chilometro, con un dislivello di circa 200 metri, lungo il quale incontriamo tre cascate con salti differenti, l’ultimo dei quali è di 32 metri!
Il percorso è abbastanza impegnativo, ma la cosa più difficile da affrontare è il freddo che si patisce durante i tempi morti, quelli necessari affinché tutti i membri della squadra portino a termine la tratta.
Siamo immerse nel bosco, nel verde tenero che è ancora primaverile, avvolte dallo scrosciare dell’acqua che sovrasta anche il cinguettio degli uccelli.
Affrontiamo ogni cascata con entusiasmo, e ci godiamo la giornata.
Arrivate a fine percorso dobbiamo risalire lungo il crinale del bosco, la fatica comincia a farsi.
Torniamo al pianoro dove abbiamo lasciato la carovana, togliamo le mute, ci scaldiamo al sole e poi azzanniamo i panini che ci hanno preparato all’ostello. Che goduria e che fame!
Torniamo al campo base per farci una doccia e mettere ad asciugare mute e scarpe. Una mezz’ora di pausa e poi andiamo verso Bobbio.
Il suo elemento più iconico è Il Ponte Vecchio, lungo 273 metri, che unisce le due sponde del Trebbia. È conosciuto anche come Ponte Gobbo per il particolare profilo irregolare con 11 archi diseguali tra loro e posti a diverse altezze. Il motivo di questa linea così particolare va ricercato nella lunga storia del ponte, edificato in epoca romana, ma che nel corso dei secoli ha subito vari restauri e rimaneggiamenti, successivi soprattutto alle tante piene del fiume.
Viene chiamato anche Ponte del Diavolo. Si racconta infatti, che San Colombano strinse un patto con il diavolo, affinché costruisse il ponte in una notte, e come pagamento, il diavolo pretese l’anima del primo essere vivente che avesse attraversato il ponte. A cose fatte però, San Colombano mandò avanti un cagnolino, scatenando la furia del diavolo, che prendendo a calci il ponte, lo stortò.
Dopo aver immortalato il ponte in tutte le salse, drone compreso, saliamo in paese.
Bobbio è il centro più importante della Val Trebbia, e sorge sulla sponda sinistra fiume, ai piedi del Monte Penice.
Si trova al centro di una zona detta “Appennino delle 4 province”, dove le montagne delle province di Piacenza, Genova, Alessandria e Pavia confinano.
La città è nota sin dal Medioevo per la fama della sua Abbazia che, fondata nel 614 dal monaco irlandese San Colombano, fu uno dei principali centri spirituali e culturali della penisola italiana.
Dei fasti di un tempo, Bobbio conserva il sapore medioevale del proprio borgo, fatto di strette viuzze, case in sasso e palazzetti signorili, cresciuto attorno al monastero. Dopo aver passeggiato nel borgo ci fermiamo in piazza a mangiare gnocco fritto e pizza, direi che abbiamo chiuso in bellezza la giornata.

 
Scroll