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26/11/2019 - DISCOVERING ISRAELE

E ‘difficile parlare di Israele in maniera unitaria, difficile capire da dove iniziare perché si tratta di un Paese talmente complicato, sfaccettato, dalla storia complessa e dalla religiosità tumultuosa che non è facile trovare un filo conduttore.
Gerusalemme resta la roccaforte dello spirito, la città che esercita un richiamo potente sui fedeli delle tre maggiori religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islamismo. Sanguinose guerre si sono combattute in nome di un Dio che ha sempre guardato dall’alto le vicende degli uomini e ancora oggi, quell’energia prepotente è come se corresse tra vie della città vecchia, in un fluire continuo, palpabile, che rimbalza dal Muro Occidentale, al Santo Sepolcro per poi infrangersi contro la Cupola della Roccia. Strade strette, affollate di fedeli, che nel caotico vociare dei commercianti che hanno trasformato la città Santa in un bazar, cercano risposte, pregano e si accalcano furibondi per toccare quella pietra su cui Cristo, morto in croce, è stato deposto.
Non c’è una fede che prevale sull’altra, le tre convivono in armonia e paradossalmente i dissidi attuali sono intestini. Lo dimostra il fatto che il custode delle chiavi del Santo Sepolcro sia un musulmano, perché tra greco-ortodossi, francescani e armeni, che si spartiscono millimetricamente il luogo sacro, non corre buon sangue.
Gerusalemme è il luogo dove Gesù visse i suoi ultimi giorni, ma a pochi chilometri da qui, entrando in territorio palestinese, si trova Betlemme. Non è più il villaggio in cui Maria e Giuseppe si recarono per il grande censimento di quell’anno, oggi è una cittadina popolosa e di quel presepe che in tanti identifichiamo come immagine simbolo del Natale, è rimasto ben poco; però, entrando nella chiesa della Natività, si può vivere la grande emozione di osservare e di toccare il luogo in cui Gesù bambino è nato e vedere dove si trovava la mangiatoia in cui fu riscaldato dal caldo fiato del bue e dell’asinello. Si può anche non essere credenti, ma se si fantastica, anche solo per un momento di essere là, nel momento il cui il mondo è cambiato, con l’arrivo di un infante, non si può non sorridere per la gioia.
La chiesa fu fatta edificare per volere dell’imperatore Costantino e della madre Sant’Elena nel 326 e da allora, nonostante le numerose traversie è stata preservata nella sua sacralità e utilizzata ininterrottamente.
C’è un’altra chiesa importante in Israele, si trova a Nazareth ed è la Basilica dell’Annunciazione, che racchiude l’antica grotta dell’Incarnazione, la casa dove viveva Maria e dove ricevette dall’arcangelo Gabriele l’annuncio che sarebbe diventata la madre del Salvatore. Il culto mariano si è diffuso già agli albori del Cristianesimo e la casa della Madonna è stata sin dal I-II secolo oggetto di pellegrinaggio.
Il nostro è stato un percorso a ritroso in quei luoghi che appartengono alla nostra cultura, oltre che alla religione cristiana e per quanti ci si possa interrogare più semplicemente sulla veridicità delle collocazioni storiche, sino al quesito supremo legato all’esistenza di Dio, resta il fatto che non si può rimanere indifferenti di fronte ad eventi che hanno avuto conseguenze così dirompenti nella storia del mondo.
Il nostro viaggio si è concluso a Tel Aviv, che troppo di sovente viene banalizzata e considerata solo come la città del divertimento. Vero, Tel Aviv è giovane, dinamica, ricca di locali, feste, spiagge e ristoranti, c’è una vita che pulsa nei suoi quartieri, ma soprattutto ci sono un’integrazione sorprendente e una voglia di vivere appieno il quotidiano secondo il sacro principio del libero arbitrio.
E’ sorprendente come una città mediorientale, collocata in uno dei Paesi più complessi del panorama politico, possa avere un’atmosfera così leggera, fluida, che invoglia a rimanere e approfittare di quello slancio positivo e di quella frizzante energia che si ritrova nelle persone, cordiali, rilassate e sorridenti nonostante la guerra sia pochi a chilometri di distanza.


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