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25/11/2019 - GIORDANIA ADVENTURE

Non pensavo che la Giordania mi potesse regalare, di nuovo, tutte queste emozioni. Quando ho saputo che avrei rivisitato questo paese del Vicino Oriente ammetto di aver pensato: “cavoli, l’ho già colorato nel planisfero dei miei viaggi!”. Ed invece, ancora una volta, come già era successo con il Giappone l’anno scorso, mi sono dovuta ricredere. Sì, perché la verità è che quando fai ritorno in un luogo che ti ha conquistato già la prima volta che ci hai messo piede, la seconda volta riesci a godere ancora di più delle sue bellezze ed hai la possibilità di coglierne inediti dettagli.
E così, tornare a Petra, la città perduta dei nabatei è stato assolutamente emozionante. Percorrere il siq e vedere il Tesoro aprirsi davanti agli occhi, come d’incanto, ha un non so che di mistico. Scoprire, passo dopo passo, l’imponenza di questa grande città scavata nell’arenaria rende l’idea di quanto maestosa possa essere l’opera dell’uomo coniugata con quella, solenne, della natura. Un connubio perfetto che, tramandatosi nei secoli, conserva intatto tutto il suo fascino.
Ogni volta che visito luoghi come questo mi fermo a pensare alle storie di chi ha percorso quelle stesse strade ben prima di me e, in un certo senso, riesco quasi a sentire una grande connessione.
Ma la Giordania non è solo Petra, per quanto questa sia probabilmente il suo sito più noto nel mondo. Per me la Giordania è, soprattutto, perdere lo sguardo tra le immense distese di rocce dell’altopiano della Transgiordania, percorrere tortuose strade in mezzo ad alti canyon e, soprattutto, godere della estrema cordialità dei suoi abitanti. Si tratta di un popolo per il quale l’ospitalità e la gentilezza sono valori primari, da dimostrare con gesti semplici e quotidiani come offrire una tazza di the, regalare un sorriso o aprire la propria casa allo straniero che abbia bisogno di riposo.
Ma in questo Paese dal cuore grande, io il mio cuore l’ho lasciato tra i rossi granelli di sabbia del Wadi Rum e tra i suoi imponenti massicci rocciosi, scolpiti dal vento e dal tempo, che sembrano sussurrare antiche leggende ed essere depositari di grandi segreti. È un luogo che, nella sua austerità ed immensità, pare avere vita proprio. Trasuda quasi saggezza. Lì in mezzo ci si sente piccoli, viene voglia di riflettere e di apprezzare le cose vere della vita.
Lawrence d’Arabia ha definito il Wadi Rum come “divino, echeggiante ed immenso”. Io aggiungerei profondo, come gli occhi dei suoi abitanti.

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