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26/11/2019 - DISCOVERING ISRAELE

Affascinante colpo d’occhio, dopo quasi due settimane di deserti e cittadine tutt’altro che avveniristiche.
Luci, grattacieli, e strade piene di macchine dai fari scintillanti che attraversano, con impazienza, questa illuminata capitale futuristica: Tel Aviv.
Arrivo un po’ turbolento, non a causa del volo, ma dovuto purtroppo alle tensioni accadute qualche giorno prima del nostro presunto arrivo. Di conseguenza, abbiamo dovuto posticipare la partenza da Amman perché l’ambasciata ci aveva bloccate, consigliandoci di non andare. Non in quel momento.
Una settimana dopo, però, eccoci atterrate in Israele.
Una terra che contiene tante sacralità e tradizioni diverse che convivono in uno stesso luogo.
Un luogo magico che sprigiona energia da qualsiasi parte lo si osserva.
A cominciare dalla rigogliosa natura della Galilea, con il volo di quasi 50 mila Gru che, su per il cielo arancione che si prepara al tramonto, sorvolano queste striature calde e soffici, dirigendosi nel lago per trascorrere la notte.
Dai luoghi sacri di Nazareth, Gerusalemme e Betlemme. Le culle del Cristianesimo, luoghi di culto e di fede. Forti, spiritualmente molto forti.
Dalle storiche città Templari, come Akko.
Dalle vivace Tel Aviv. Una città giovane, attuale, innovativa. Una metropoli magnifica ed incontrollabile. La cosiddetta città bianca, con quasi 4000 edifici che rappresentano la massima espressione del Bauhaus. Uno stile architettonico, essenziale e funzionale. Ecco come si presenta la capitale di questo speciale luogo eclettico.
Dai visi delle giovani militari che si incrociavano un po’ ovunque, con mitra e sorrisi ancora probabilmente troppo innocenti.
Un angolo di mondo dove, ovunque ci si gira, si sente parlare una lingua diversa o pregare un Dio che di diverso ha solo un nome.
Dove antico e moderno convivono. Dove la sabbia desertica ha lasciato il posto a moderni grattacieli illuminati, che visti dal finestrino dell’aereo dal quale sto scrivendo adesso, sembrano brillare come diamanti.
Dove io non sono migliore di te, ma sono parte del tuo miglioramento.
Dove, durante lo “shabat”, si ferma un intero stato. Che, come ipnotizzato, segue in silenzio una delle più antiche tradizioni ebraiche.
Dove il ritmo è lento, paradossalmente lento, ma l’innovazione è rapida ed immediata.
Mi ricorderò di questo strano posto.
Difficile da descrivere perché troppo complesso, che a volte entra in contraddizione e contrapposizione tra ciò che è, e ciò che vuole essere.
Un’identità ancora da definire, ma un fascino che ha già deciso in che direzione andare!
Todà. Anche questa volta.


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